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I partiti non vogliono capire, la musica è cambiata

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Il Pdl sta precipitando nella bufera. Che sia sempre stato ostaggio di personaggi dediti al malaffare è ampiamente risaputo. Lo stesso inventore del Parito di plastica, Silvio Berlusconi, è da tempo oggetto di particolari attenzioni da parte della magistratura per ragioni che nulla hanno a che fare con la politica. Sosteneva il vecchio Giulio Andreotti: un sospetto è un sospetto, due sospetti sono due sospetti, ma tre sospetti sono certezza. E il buon Silvio di sospetti di connvenza con la malavita ne ha collezionato diciamo parecchi. Ma anche Denis Verdini non scherza, come non scherzano Nicola Cosentino, Marcello Dell'Utri, Cesare Previti e tanti altri esponenti del Partito della Libertà. Che il Pdl non sia un vero partito lo sanno tutti, anche i bambini. E' un partito padronale, per nulla democratico. Provate a chiederlo a Marco Follini, Pierferdiando Casini, Gianfranco Fini (n.d.r.). Ecco quanto sta succedendo all'interno di questo movimento nell'articolo di Giulia Zaccarello e Stefano Santachiara

Sempre più caos nel partito di Berlusconi in Emilia Romagna: la prima mossa è stata togliere i poteri a Isabella Bertolini, l'unica che aveva evidenziato i pericoli dati da un boom di iscritti sospetto. Ma la deputata probabilmente paga anche quel "Silvio fatti da parte" pronunciato pochi giorni prima della caduta del governo: fu lei a guidare quelli che vennero soprannominati "malpancisti"

Il tanto invocato intervento di Alfano alla fine è arrivato e ha tutta l’aria di un terremoto in casa Pdl. Dopo le denunce della deputata Isabella Bertolini, che han gettato l’ombra della camorra sul tesseramento del Pdl modenese, l’ex guardasigilli ha deciso di nominare Denis Verdini commissario del coordinamento provinciale di Modena. Uno smacco per la deputata modenese, che paga con qualche mese di ritardo il tardimento a Berlusconi: fu lei, infatti a pronunciare quel “Silvio fatti da arte” e a guidare i malpancisti che contribuirono alla caduta del governo Berlusconi.

Il commissariamento e l’incarico a Verdini sono stato decisi in accordo con l’avversario numero uno della Bartolini il senatore Carlo Giovanardi.

“Dopo aver parlato con il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano, abbiamo convenuto che la cosa piu’ opportuna per Modena, per troncare finalmente ogni polverone e speculazione sul tesseramento al Pdl, sia la nomina di un commissario – ha spiegato Giovanardi – che sia in grado rapidamente di fare e garantire la celebrazione del congresso il prima possibile”.

A pesare sul congresso dei pidiellini modenesi (che sarebbe previsto il 25 febbraio), il rischio di un’inchiesta della magistratura dopo le accuse su tesseramenti dubbi tra l’area dei Popolari liberali di Giovanardi (che candida il consigliere regionale Enrico Aimi, ex An) e quella della coordinatrice uscente Isabella Bertolini (candidata Claudia Severi), mentre come terzo incomodo è  in campo il consigliere comunale Michele Barcaiuolo.

Ma chi è l’uomo che dovrebbe salvare il Pdl a Modena, ma non solo? Si chiama Denis Verdini (nella foto), banchiere e politico di lungo corso, fra i forzisti considerati fedelissimi di Silvio Berlusconi. Artefice della fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale nel Pdl, è rimasto in sella nonostante gli scandali che lo hanno coinvolto, come quello del Credito cooperativo fiorentino e della cosiddetta ‘P3′.

Originario di Fivizzano, ai tempi in cui Bondi era sindaco comunista, militava nelle fila del Partito Repubblicano. Con la vittoria di Berlusconi è saltato sul carro di Forza Italia per non scendervi più. Economista uscito dall’università Luiss di Roma, considera il conflitto d’interesse un non-problema. Editore del Giornale della Toscana e socio al 15% della società editrice de Il Foglio, nel 1997 sostenne Giuliano Ferrara nella campagna elettorale del Mugello che portò all’elezione dell’ex Pm Antonio Di Pietro. Per anni presidente e consigliere del Cda del Credito Cooperativo fiorentino, si è dimesso solo nel luglio 2010 a causa dell’inchiesta sulla cricca che lo vede indagato per corruzione e violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Mentre l’istituto cooperativo veniva commissariato, la Banca d’Italia contestò a Verdini un conflitto d’interessi da 60 milioni di euro.

La Procura di Firenze accusa il forzista toscano e Marcello Dell’Utri, i vertici della Btp di Riccarco Fusi e l’intero cda del Credito cooperativo fiorentino di finanziamenti e crediti milionari concessi senza le garanzie. Ma i guai per il berlusconiano d’acciaio non sono finiti: oltre all’iscrizione sul registro degli indagati per concorso in corruzione circa gli appalti del G8 alla Maddalena, in primavera è coinvolto nell’inchiesta romana sulla cosiddetta P3 che porta all’arresto del faccendiere piduista Flavio Carboni e vede indagato il governatore Pdl della Sardegna Ugo Cappellacci per appalti nel settore eolico. Fra l’altro nel settembre 2009 a casa di Verdini si sarebbe svolto un incontro con Carboni, Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e il capo degli ispettori Arcibaldo Miller e Raffaele Lombardi.

Una loggia che secondo i Pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli avrebbe esercitato pressioni per indurre la Corte costituzionale ad approvare il Lodo Schifani sull’immunità delle alte cariche dello Stato poi bocciato per palese incostituzionalità: la loggia segreta si sarebbe data da fare “per realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento dei partiti, diffamazione e violenza privata, creando allo scopo una fitta rete di conoscenze nel mondo della magistratura, in quello politico e in quello imprenditoriale”.

Giulia Zaccariello e Stefano Santachiara - Il Fatto Quotidiano - 17 febbraio 2012