Store Site
 

SCIENZA    SCUOLA

La minaccia dei ricercatori: "Smettiamo d'insegnare"
I ricercatori non vogliono più insegnare. Basta corsi, basta didattica, basta esami. Dal prossimo anno, a Scienze, torneranno a occuparsi solo di quel che prevede la legge: fare ricerca e seguire la didattica complementare, ad esempio le esercitazioni.di ANDREA ROSSI

Basta un clic, e vai a scuola in Madagascar

Tra le migliaia di siti di Repubblica@Scuola quello degli studenti dall'Africa. E nasce uno scambio di idee sui loro racconti. Insieme una discussione sulle abbreviazioni online, con risultati sorprendenti
di DARIA BUCCI e CHRISTIAN CIOCAN 

Scuola, sentenza della Consulta mette a rischio i tagli di Tremonti

La corte costituzionale ha ritenuto incostituzionale la norma che metteva dei limiti al numero degli insegnanti di sostegno di SALVO INTRAVAIA Commenta


"Sì al test d'ortografia per entrare al liceo"
Sono d’accordo un po’ tutti, gli studenti italiani sono sempre meno preparati. L’ultima indagine a raccontarlo è stata quella della Fondazione Agnelli: gli studenti del Sud sono in ritardo di più di un anno e mezzo rispetto a quelli del Nord nella loro preparazione e lo conferma anche l’Invalsi, l’istituto che si occupa di realizzare i test per valutare scuole e alunni italiani. 

Piero Cipollone, presidente dell’Invalsi, è davvero così forte la differenza?
«Il rapporto della Fondazione Agnelli si basa sui dati Ocse-Pisa che raccogliamo nelle scuole. La differenza esiste e siamo contenti che i numeri raccolti dall’Invalsi possano essere utilizzati da organizzazioni autorevoli per sviluppare analisi sulla situazione del sistema scolastico italiano». 

Che cosa si può fare?...

 FLAVIA AMABILE

Università, troppi farmaci tra i banchi. Ora l'Inghilterra pensa all'antidoping

Allarme a Cambridge: gli studenti li usano per aumentare l'attenzione e chi ne fa a meno di sente danneggiato. Ipotesi test per contrastarli di MATTIA BERNARDO BAGNOLI

Ripristiniamo l'esame di quinta elementare
di MARCO ROSSI-DORIA

Su queste pagine, Paola Mastrocola ha ripetuto che bisogna riprendere a imparare bene a scuola la nostra lingua nazionale. È proprio così! E lo è tanto più per chi parte con meno. Infatti la conoscenza dell’italiano è la prima arma per emanciparsi e fare meglio dei propri genitori nella vita o per fare strada nel Paese in cui si è venuti a vivere. E la scuola che non insegna bene e presto l’italiano perpetua, più di ogni altra cosa, l’esclusione dalle opportunità. Non è un tema nuovo. Lo diceva don Milani sessant’anni fa. Il professor Tullio De Mauro ne scrive da decenni. L’Unione europea raccomanda la buona conoscenza della lingua come condizione della cittadinanza e della coesione sociale. L’Organizzazione mondiale della sanità spiega che è cosa indispensabile per farcela nella vita. Il che significa saper leggere, capire quel che si legge, scrivere e parlare correttamente non solo ti aiuta a proseguire negli studi, a salvaguardare il tuo posto di lavoro o a trovarne un altro ma anche a difenderti dai soprusi, far valere i tuoi diritti, prevenire e curare malattie, allontanare dipendenze, evitare il carcere, allungare la vita per te e i tuoi figli...
Marco Rossi Doria

L'italiano una lingua in coma
di PAOLA MASTROCOLA
I ragazzi delle Superiori non conoscono l'ortografia. I docenti: le Elementari rovinate dalle ultime riforme

bambini alla lavagnaOra che la riforma della scuola superiore è passata e molto denaro, grazie ai tagli operati, rimpinguerà le casse dello Stato, potremo finalmente spendere un po’ di quei risparmi per cercare di riparare i guasti che le riforme precedenti, scriteriate perlopiù e accecate spesso dall’ideologia, hanno prodotto.
In particolare, mentre il governo completa il nuovo Regolamento e in ogni scuola fervono consigli e collegi onde approntare i piani delle epocali nuove offerte formative, vorrei timidamente avvertire che ci sarebbe un problemino da risolvere con urgenza: il fatto che i ragazzi hanno di fatto perduto la conoscenza della lingua italiana. E che bisognerebbe dunque, umilmente, ricominciare ad insegnarla, fin dalle elementari, partendo dalle basi: ortografia, grammatica, lessico, sintassi...
Paola Mastrocola


  LE ANALISI
Se la classe operaia non va più in paradiso
di Gino Dato
COMMENTA (2)
Scuola, scelta per la vita
di Michele Partipilo
COMMENTA (1)

Nuovi tagli, è rivolta, tutti uniti contro il ministro

Una circolare del Ministero fa scattare la protesta di tutte le organizzazioni spesso divise. "Per i presidi un rebus dall'acquisto della carta igienica alla nomina dei supplenti: è desolante"di SALVO INTRAVAIA

 
 
 
 
Il pc fa domande di fisica, latino e inglese e verifica le risposte. Interrogati dal prof «virtuale», ripasso online.
Il docente Sergio Chiodo, ideatore del progetto:
a casa i figli sono spesso soli.
Gli studenti: lo usiamo tutti, i voti sono migliorati
Un tutor che aiuti i ragazzi a ripetere l'ultimo capitolo di fisica, a capire in quale materia migliorarsi, a sentirsi più tranquilli prima delle verifiche in classe. Un sostegno quando in casa non ci sono adulti, quando la preparazione vacilla e nessuno ha il tempo di controllare progressi e lacune. Al liceo scientifico Bottoni c'è. Uno per studente. Si chiama «interrogatore », ed è un programma online che mette alla prova tutti gli iscritti. «L'invenzione più geniale dopo il professore». L'annuncio campeggia sul sito www.liceobottoni.it: «Hai studiato ma non c'è nessun essere umano che abbia il tempo o la pazienza di provarti la lezione? L'interrogatore è ciò che fa per te!». Le istruzioni per l'uso: «Scarica il programma e inserisci le domande che vuoi ti vengano fatte, con le relative risposte esatte. Sarà il computer a sottoporti gli stessi quesiti in ordine casuale».
Fisica, latino (declinazioni e desinenze), inglese. C'è anche la sezione dedicata al cinese. Centinaia e centinaia di quesiti con cui esercitarsi e migliorare i propri voti. Perché i ragazzi del Bottoni hanno preso la cosa sul serio e stanno riempiendo il sito di dati, di domande e risposte che man mano vengono «certificate » dai professori e condivise da tutta la comunità scolastica. «Era questo — spiega Sergio Chiodo, docente di fisica nella sezione C — il nostro obiettivo. Una volta c'era la mamma. Ascoltava e correggeva. Ora, purtroppo, gli adolescenti sono piuttosto soli e incapaci di valutarsi. E così ci siamo inventati l'interrogatore. Un'idea semplice come l'acqua calda, ma che sta raccogliendo consensi». Radici quadrate, formule di chimica, casellari numerici. Anche i professori di materie umanistiche hanno iniziato ad apprezzare l'iniziativa. Come Paola Mastellaro, che in prima C insegna latino e che dal collega Sergio Chiodo ha imparato a usare l'interrogatore.
«Il sistema è utile quando viene richiesta una preparazione mnemonica, nel mio caso per imparare una serie di vocaboli latini. Ma la cosa funziona soprattutto perché, nel costruirsi domande e risposte, i ragazzi sono costretti a rielaborare da soli l'argomento della lezione, a fare una sintesi di quello che hanno capito». Libro sotto mano, computer acceso, un confronto immediato con le proprie lacune. «La motivazione degli studenti è aumentata», conferma la prof Mastellaro. Cristina Cagno, che studia in prima C, aggiunge: «I miei voti sono migliorati. Tutta la classe usa l'interrogatore, il computer calcola anche i tempi di risposta, un portento per i verbi inglesi irregolari». Il sito è accessibile a tutti, anche i «non studenti» possono approfittare del tutor virtuale per un piccolo ripasso. «Le nuove tecnologie servono anche a questo — sorride Roberto Proietto, preside del liceo di via Mac Mahon —: a tenersi allenati. A qualunque età».
 
 
Annachiara Sacchi
31 gennaio 2008
    Il 74% dei ragazzi si collega alla rete, il 90% possiede un cellulare. E sono in espansione i servizi gratuiti di telefonia del tipo "VoIp"

Giovani e telefono, è boom e ora si parla gratis via internet

 Si fa presto a dire "fammi uno squillo". Oggi telefonare è diventato, soprattutto per i più giovani, quasi l'hobby principale, sia da telefono fisso che da cellulare. In particolare dopo l'avvento delle tariffe flat per le telefonate da casa (si paga sempre la stessa cifra mensile indipendentemente dalla durata e dal numero delle telefonate). Una tecnologia che ha consentito di un ulteriore incremento del traffico è stato il VoIp (Voice over Internet protocol), ossia, per dirlo in parole povere, la possibilità di telefonare via internet. Traffico voce e dati vengono gestiti via web.

Un vero boom tra i giovani italiani tra i 14 e i 19 anni, che, secondo una recente indagine Eurisko, si collegano per il 74 per cento alla Rete e possiedono quasi tutti (il 90 per cento) un cellulare. Un dato abbastanza in linea col resto d'Europa, visto che, stando a quanto afferma una ricerca dell'Eiaa (European Interactive Advertising Association), stare al telefono è la seconda attività preferita dai giovani europei dopo guardare la Tv. Ma navigare su internet, anche per telefonare, rappresenta, ancora lo svago prediletto. In Europa già il 10 per cento degli utenti (giovani e adulti) utilizza il VoIp. In Italia, secondo una ricerca condotta da One to One Research per Parla.it, la società del Gruppo France Telecom che fornisce servizi di VoIp, sono proprio i giovani i più propensi a sottoscrivere un contratto di questo tipo (il 70 per cento ha meno di 34 anni, il 24 per cento ne ha meno di 25). Si tratta per lo più di ragazzi concentrati nel sud e nelle isole, con una cultura medio-alta (in genere hanno un diploma di scuola superiore o una laurea). La maggiore richiesta viene da chi ne fa un uso professionale o di studio.

Il motivo principale che spinge a sottoscrivere un abbonamento all-inclusive è il desiderio di non pagare più il canone (97 per cento), seguito dal voler tenere sempre libero il telefono anche mentre si naviga (86 per cento). "I giovani sono un target di riferimento importantissimo - commenta Mario Gelmini, responsabile Marketing consumer e business di Telecom Italia -. Sono loro i principali influenzatori della famiglia e anche se a volte la tecnologia costa un po' cara, i genitori cercano comunque di soddisfare le richieste dei figli. Oggi il telefono è una tecnologia che si dà per scontata nelle case. Quello su cui i ragazzi premono di più è internet, inteso come veicolo di informazione, strumento di comunicazione multicanale e ormai come mezzo per fare anche le telefonate. Infatti non va dimenticato che il telefono, anche quello di casa, è ancora il mezzo prediletto dai giovani, che hanno raggiunto una velocità di pensiero e sviluppato una manualità nell'uso dei tasti che una volta era impensabile. Noi, come Telecom Italia, stiamo cercando di rendere una tecnologia evoluta come il VoIp una via di comunicazione semplice da usare e accessibile a tutti. Quindi i primi a essere attratti sono sicuramente i ragazzi, il cui principale parametro di scelta è l'immediatezza e la facilità d'uso".

Comunicare così tanto fa bene? Non sempre, almeno a quanto dice un'indagine condotta dal Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica e dal Dipartimento di Psicologia dell'Università La Sapienza di Roma e pubblicato dall'Eurispes nel Sesto Rapporto sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Viene posto in evidenza infatti come si siano sviluppate alcune forme di "dipendenza da tecnologia", tra cui quella da cellulare. Il telefonino è nelle mani degli adolescenti mediamente 12 ore al giorno, alle volte (nel 10,3 per cento dei casi) anche di più, quindi viene utilizzato anche durante le ore di lezione (91,3 per cento degli intervistati). Non solo, il cellulare ha anche sostituito il tradizionale orsacchiotto, visto che più del 32 per cento dei giovanissimi non lo spegne mai durante la notte e il 23,3 per cento si sveglia un paio di volte al mese per rispondere agli sms nel cuore della notte, il 2,8 per cento invece si sveglia tutte le notti per lo scambio di messaggini. Non bisogna meravigliarsi quindi che il giorno dopo si dorma sui banchi di scuola.

Agnese Ananasso
www.repubblica.it
(2 gennaio 2006)

"Nn ci 6. Xchè? Kiamami"
In 120 caratteri nasce la nuova lingua
  Nel classico sms non c'è nessun impoverimento del linguaggio. Anzi, è una rivoluzione. Lo rivela un'inchiesta pubblicata sul Times

 "Nn ci 6. Xchè?". Non è un anagramma, ma il classico sms, o messaggino, inviato perlopiù da adolescenti. Traduzione: "Non ci sei. Perché?". Il tutto, spesso, arricchito da simboli, emoticon (o faccine), abbreviazioni fantasiose e personalizzate. Questo tipo di comunicazione è ormai frenetica. Il 97% dei ragazzi lo fa 14.5 volte al giorno, contro un 93% degli adulti che lo fa quotidianamente 5,5 volte.
L'invio di sms, o short message service, è l'attività preferita da teen ager, con disperazione di genitori (e insegnanti), che guardano, o hanno guardato finora, a questa pratica come a un'involuzione del linguaggio, a qualcosa di primitivo e quasi semi-analfabetico. Ma una recente inchiesta, condotta dal Cambridge Assessment Department e pubblicata dal Times, dimostra esattamente il contrario. La ricerca nobilita e rivaluta questa adrenalinica letteratura, apparentemente sgrammaticata e incomprensibile. "I ragazzi hanno inventato un nuovo linguaggio" dicono gli studiosi. Il percorso per giungere a questa teoria coraggiosa è stato però lungo e articolato, esaminando prove d'esami di tre periodi diversi (1980 - 1993/94- 2004), sostenute da studenti sedicenni. Per ogni periodo si è studiato il lessico, l’ortografia, la punteggiatura, la struttura e le forme colloquiali (le cosiddette "forme idiomatiche").

Gli esperti sono arrivati alla conclusione fatidica e sconcertante: i ragazzi di oggi usano 10 volte di più frasi informali, forme colloquiali, abbreviazioni, facilitando e favorendo la comunicazione. In una parola, parlano di più e sicuramente comunicano con più facilità. Questo almeno per la gioventù inglese, che ormai scrive 2 per too, e u per you. L'abitudine inglese si era annunciata già da tempo, con gruppi come gli U2, appunto, che hanno coniato il loro nome proprio dal suono delle parole you too, cioè anche tu. Ma in Italia? Anche per gli adolescenti italiani il responso è incoraggiante. La sociologa Enrica Tedeschi, docente di Sociologia della Comunicazione all'Università Roma Tre, dipinge un quadro rassicurante. "Non griderei all'impoverimento del linguaggio, quanto all'aumento della comunicazione. Con i vari simboli usati nella composizione di un sms, i ragazzi si avvicinano all'uso della punteggiatura molto più che in passato".

"La prima impressione – prosegue la docente - può essere di mediocrità lessicale. Bisogna invece guardare alla capacità, ormai sviluppata al massimo, di concentrare e sintetizzare concetti e discorsi in 120 caratteri, spazi inclusi". E non solo. A dar manforte al parere della docente e alla teoria degli esperti inglesi è l'aumento, ormai vertiginoso, di blog e forum su internet. "Scrive anche chi non avrebbe mai avuto coraggio, possibilità o chance di scrivere". Il messaggio aiuta anche i timidi: sembra, infatti, che la letteratura da cellulare serva soprattutto a curare questioni di cuore e di amicizia. "In fondo il cellulare è come un internet in miniatura – conclude la sociologa - dove la chat e le mailing list hanno aiutato nel contatto con l’altro. Lo stesso sta avvenendo ora anche per il cellulare. Dovendo usare la fantasia nel miglior modo possibile, e nel minor spazio a disposizione, i ragazzi hanno inventato almeno duecento nuovi termini, che forse un giorno entreranno di diritto nel vocabolario della lingua italiana".

Diversa, e meno ottimista, è la situazione degli adulti. L'uso del messaggio via cellulare ha, contrariamente ai giovani, abbassato la soglia di comunicazione scritta con l’altro. Il 79% degli italiani ha ormai un cellulare, e di questi il 93% invia sms. Ma lo fa solo 5,5 volte al giorno. Una differenza che, temono i sociologi, potrebbe nascondere non mancanza di tempo, ma di desiderio di comunicazione con gli altri.  Monica Maggi
www.espressonline.it
www.espressonline.it

Trent'anni, e non se ne vanno, il "mammonismo" contagia gli Usa

Gli americani hanno scoperto il fenomeno con il film "A casa con i suoi" e nasce un "Boys Project" per capire "che cosa è successo ai ragazzi"

PRENDETE il cliché del giovane americano che molla la famiglia per non tornarci più, si incammina verso il futuro passando per il college, baci di mamma e stretta di mano di papà, un'ultima occhiata alla camera con finestra sul giardino e i cappellini da baseball alle pareti. Roba da vecchia Hollywood. Oggi un giovane americano può pure andarsene. Però poi torna. Per restare. Le ragioni non sempre sono camicie stirate, cena pronta e letto rassettato. C'entrano per esempio i soldi. Che non bastano a nulla. O le prospettive. Che non ci sono. Il virus del mammonismo, o adultescenza, o generazione boomerang, o generazione debito, finora molto italiano, contagia gli Stati Uniti. Con corredo di allarmismi e riflessioni.

Gli americani non lo sapevano. Hollywood, astuta, fiuta, riproduce e mostra che qualcosa sta succedendo. Lo ha fatto con Failure to Launch, in Italia A casa con i suoi, commedia di Tom Dey con il sex symbol Matthew McConaughey e la star di Sex & The City Sarah Jessica Parker. Lui, avvenente e estroverso, blindato con mamma e papà per i vantaggi di cui sopra (cibo, abiti lavati stirati profumati eccetera). Lei, ingaggiata dai genitori di lui affinché lo seduca e in sostanza glielo tolga dai piedi.

Così fa il cinema. Alcuni miti li crea, altri li massacra. Se Brokeback Mountain ha sbriciolato quello machista del cavaliere solitario, Failure to Launch (più le riflessioni che ha sollecitato) ne ha fatti crollare vari, per primo quello della terra promessa rappresentata dalla new economy. Che a qualcuno ha dispensato soddisfazioni. Ma la risacca non ha fatto prigionieri. Il lavoro non c'è, se c'è è per poco tempo e mal retribuito. Nei dati diffusi dal Census Bureau, l'ultimo censimento federale, si legge che il 30 per cento degli americani fra i 22 e i 34 anni vive a casa con i genitori.

L'incremento è sorprendente: il 100% rispetto a vent'anni fa. Senza sconti etnico-sociali: bianchi, afroamericani, ispanici, asiatici, ricchi, poveri, da metropoli, province, entroterra rurale. Però, tutti maschi. "Un'inversione di tendenza - osserva il sociologo Andrew J. Cherlin della Johns Hopkins University of Baltimore - spinta da più fattori, dai matrimoni posticipati al costo vertiginoso di un'abitazione alla possibilità di rilevare piccole e medie aziende familiari". Una svolta epocale che sconcerta il popolo dell'espansione e della conquista. Si esporta di tutto tranne se stessi, destinati alla produzione e al consumo domestico fino a esaurimento scorte.
Ai giovani "manca una visione del futuro", spiega Judy Kleinfeld, studiosa dell'Università dell'Alaska. Che registra come anche più donne vivano con i genitori rispetto al passato, ma loro hanno un piano: laurea, lavoro o matrimonio, l'addio alla casa solo a target raggiunto. "Le femmine sanno dove andare, i maschi non vedono la strada" sintetizza la Kleinfeld al Washington Post. E' lei il motore di una iniziativa, "Boys Project", alla quale partecipa un team composto da studiosi e scrittori (con il sito boysproject.net) per tentare di decifrare "cosa accade ai ragazzi".

Un indizio lo dà, ancora, il Census Bureau. Al capitolo sui salari maschili reali (depurati dall'inflazione) si legge che fra il 1970 e il 1997 sono scesi dal 19% per chi ha meno di 35 anni, e del 10,6% per i 35-44enni. Sono cresciuti del 5,6% per i 40-45enni, e del 4,7% per i 55-64enni. Insomma, nove anni fa i giovani che lavoravano, guadagnavano solo l'80 per cento del salario percepito dai loro genitori quando avevano la stessa età. Fra i 35 e i 44 anni il reddito è calato dell'11 per cento.

Anya Kamenetz, 24enne giornalista del Village Voice ha scritto un libro illuminante: Generation Debt: Why Now Is A Terribile Time To Be Young. Perché sia "un momento terribile per essere giovani", ce l'ha spiegato bene l'insurrezione francese dei giorni scorsi. La Kamenez ci spiega perché "generation debt": perché negli Stati Uniti il costo dell'università ha surclassato inflazione e redditi, e ogni anno vengono accesi nuovi mutui di studio per circa 85 miliardi di dollari. Per sanarli, molti studenti sono costretti a lavorare, part time. Il che prolunga il tempo di permanenza sui libri. E dunque le spese. E chi non riesce a laurearsi se li ritrova sul groppone per buona parte del resto della vita.

Gli americani scoprono il fenomeno. Lo studiano, lo raccontano. Ne scrivono, come la Kamanetz, o come Tamara Draut, autrice di Strapped: Why America's 20-and-30 Somethings Can't Get Ahead, o Linda Perlman Gordon e Susan Morris Shaffer, con Mom, Can I Move Back In With You? O Benjamin Kunkel, esordiente autore di Indecision, al quale si ispira Lonesome Jim, il nuovo film di Steve Buscemi, storia di un 27enne dell'Indiana e della sua andata e ritorno da New York previo fallimento di ogni ambizione, e di un 28enne newyorkese indeciso - il titolo appunto - su tutto: lavoro, amici, casa, affetti. Soprattutto, su che cosa fare di se stesso e della propria esistenza.
Alessandra Vitali
www.repubblica.it


Genitori italiani sotto accusa: "Tarpano le ali ai figli"


LONDRA - I figli italiani sono i più propensi a starsene a casa con mamma e papà fino alla tarda giovinezza? Non è colpa loro, bensì proprio dei genitori, che "corrompono" i propri ragazzi convincendoli a non lasciare il nido materno. Lo rivela una ricerca (svolta da due italiani) del Centre for Economic Performance della London School of Economics, secondo cui a guadagnare della tale situazione non sarebbero i figli, bensì i genitori.

In Italia, infatti, l'80% dei giovani fra i 18 e i 30 anni vive con mamma e papà: una percentuale enorme, se la confrontiamo con il 50% dei britannici e il 40% degli statunitensi. Secondo i ricercatori Marco Manacorda ed Enrico Moretti, che hanno pubblicato la loro indagine sulla rivista Centrepiece, tale fenomeno è dovuto al fatto che al contrario dei genitori anglosassoni, a quelli italiani "piace avere i propri figli intorno e pur di convincerli a vivere con loro sono disposti a 'corromperli' a fronte di favori e soldi".

I genitori infatti, si legge nella ricerca, in cambio di cene e bucati per i propri figli, traggono beneficio dalla compagnia e dai servizi che questi possono offrire, e soprattutto dall'opportunità di costringere i propri ragazzi a osservare le loro regole. Mentre, quindi, per i genitori la situazione risulta vantaggiosa, al contrario i giovani italiani si trovano con le ali tarpate, sono spesso disoccupati, viaggiano meno e faticano a costruirsi una propria famiglia.

Il prezzo che questi ragazzi si trovano a pagare, spiegano ancora Manacorda e Moretti, "è una scarsa indipendenza e, a lungo termine, poca soddisfazione nella vita. In conclusione, riteniamo che i genitori italiani si sforzino molto per farsi amare dalla loro prole, ma in un certo senso comprano questo amore in cambio dell'indipendenza dei figli".
(3 febbraio 2006)  



Secondo una ricerca Iard, 3 ragazzi su 10 non sono contenti dei docenti, che non ascoltano le loro esigenze. Bocciato anche il degrado degli istituti

Gli studenti bocciano la scuola, quasi la metà sono insoddisfatti

 Gli studenti italiani bocciano la scuola e i loro insegnanti. Nell'ultima ricerca condotta dall'istituto Iard per la Compagnia di San Paolo buona parte dei ragazzi delle scuole superiori si mostrano insoddisfatti, ansiosi e critici nei confronti dei prof. Lo studio è stato condotto su un campione di 1.127 studenti e 431 neodiplomati, rappresentativo per genere, area geografica e indirizzo di studi. "L'identikit degli studenti delle nostre scuole - spiega Lorenzo Caselli, presidente della Fondazione per la Scuola della Compagnia - appare complesso, talvolta anche contraddittorio. Comunque non suscettibile di facili o comode generalizzazioni". E continua: "In più occasioni abbiamo affermato che la scuola italiana è meglio di quanto appare o si vuol fare apparire. Pur con tutti i suoi limiti la scuola resta fondamentale nel vissuto dei ragazzi".

Sta di fatto che alcune opinioni degli studenti scaturite dalla ricerca meritano di essere sottolineate. Anche perché, al di là di tutto, la scuola è fatta per gli alunni, ed è a loro che dovrebbe piacere. Secondo Caselli la scuola italiana non è malaccio, ma se quasi metà di coloro che la frequentano giornalmente non è soddisfatta significherà pur qualcosa?

I numeri della ricerca. "Tracciare un quadro completo della realtà degli studenti italiani all'inizio del nuovo millennio e fornire un contributo di riflessione per tutti coloro che a vario titolo si occupano di scuola per i quali il punto di vista degli studenti dovrebbe essere un essenziale base di partenza per ogni intervento" erano solo due degli obiettivi che si prefissava la ricerca. "Come si sta a scuola?", si sono chiesti alla Compagnia di San Paolo. Non sempre bene verrebbe da rispondere, se e vero che il 44 per cento degli studenti si dichiara soddisfatto "solo qualche volta" o addirittura "mai".

Motivo? Non è tanto la struttura dei corsi scolastici a creare problemi ai ragazzi, che si dichiarano abbastanza soddisfatti (81,2 per cento) del tipo di scuola scelto e delle materie studiate. I nodi vengono al pettine appena si parla di prof e strutture scolastiche. Tre studenti su 10 si dichiarano insoddisfatti dei loro docenti, soprattutto per quanto riguarda la capacità di insegnare. I giudizi negativi aumentano e superano la metà (il 50 per cento) sulla qualità delle strutture scolastiche. E se il giudizio sugli edifici scolastici conferma una situazione di degrado diffusa, ampiamente "certificata", quello sugli insegnanti, cui il 40 per cento dei ragazzi contesta addirittura "l'incompetenza nella propria materia", suona come una vera e propria bocciatura. Ma non solo. La maggior parte degli studenti (il 60 per cento) accusa ai docenti "la tendenza a non considerare le con i prof che diventa ancora più problematica quando i risultati cominciano a scarseggiare.

Ma non è tutto nero, ovviamente. Tra le caratteristiche positive dei prof italiani c'è la "capacità di relazionarsi con gli studenti" (dichiarato dal 69 per cento degli stessi) e "la capacità di essere stimolanti nel corso delle lezioni". Ma non basta perché spesso nei ragazzi si determina ansia, soprattutto da prestazione. Più della metà degli intervistati (il 54 per cento) dichiara di essere "spesso", o "sempre", stressato tra i banchi di scuola. Pressione che deriva dalla "richiesta di risultati positivi, di impegno e attenzione costanti, di comportamenti corretti e controllati".

Politica e altro. Ma dalla ricerca emergono tante altre informazioni interessanti. Oggi i ragazzi sembrano piuttosto pragmatici: nove su dieci riconoscono che "trovare lavoro senza diploma è difficile". "Solo" metà frequenta la scuola per accrescere la propria cultura e appena uno su sette per "beneficiare del prestigio del diploma". Insomma, iscriversi al liceo o all'istituto tecnico è diventata una scelta obbligata. Sfatate le leggende metropolitane che accreditano parecchie scelte alle pressioni dei genitori (nell'11 per cento dei casi) o "per continuare a frequentare gli amici": solo nel 6 per cento delle risposte.

Da non sottovalutare il rapporto dei giovanissimi con la politica. Tantissimi ragazzi (il 49,8 per cento) addebitano ai docenti "l'influenza politica e ideologica sugli allievi" che non partecipano troppo alla vita politica: solo il 3,8 per cento dichiara di "considerarsi politicamente impegnato". La maggior parte preferisce soltanto tenersi al corrente, senza partecipare, o delegare la gestione della cosa pubblica a persone più competenti (72 per cento). Ma un ragazzo su quattro ha le idee chiare: "la politica mi disgusta", dichiara senza mezzi termini. Quello di capirne le motivazioni è compito del prossimo governo.
Salvo Intravaia (20 aprile 2006)
www.repubblica.it


Victor Hugo ne i “Miserabili”

I GIOVANI D'OGGI: E' CAMBIATO QUALCOSA NEL CARATTERE DEI NOSTRI RAGAZZI? GUARDIAMOCI ALLO SPECCHIO.

 
L'autore del celebre romanzo analizza gli amici dell'A B C, Enjolras, Combeferre, Jean Prouvaire, Feuilly, Courfeyrac, Bahorel, Laigle, Joly, Grantaire e… Mario Ponmercy. I valori che contano, i caratteri, il temperamento, la sensibilità, i desideri, l'onestà interiore, il lasciarsi andare, la capacità di reagire alle circostanze avverse della vita di ogni giorno, la voglia di riscatto, ma… sono davvero cambiati, nei nostri ragazzi,                          oggi rispetto a ieri? Noi riteniamo di no. I nostri ragazzi sono capaci di ritrovarsi in questo ritratto dell'autore de "I Miserabili"? Non è che la platea di quelli che sono "ricchi", oggigiorno, è molto più affollata di ieri, quando non c'erano le discoteche?… Tema, riteniamo, di sicuro interesse e da approfondire con interventi dei diretti…interessati. I giovani, appunto...
Hugo, parlando, in particolare, del giovane barone Ponmercy, scacciato dal nonno Gillenormand, dice:
"…La miseria…gli aveva giovato. La povertà, nei giovani, quando riesce, ha questa magnifica prerogativa, che volge tutta la volontà verso uno sforzo e tutta  l'anima verso un'aspirazione; la povertà mette subito a nudo la vita materiale e la rende ripugnante, dando perciò inesprimibili slanci verso la vita ideale. Il giovanotto ricco ha mille distrazioni brillanti e volgari, le corse, la caccia, i cani, il tabacco, il gioco, la buona tavola e il resto: occupazioni della bassa sfera dell'anima, a spese delle sfere alte e delicate. Il giovanotto povero s'arrabatta per guadagnarsi il pane; mangia e quando ha mangiato gli resta solo la meditazione. Va agli spettacoli gratuiti che Dio concede; guarda il cielo, lo spazio, gli astri, i fiori, i fanciulli, l'umanità nella quale soffre e la creazione nella quale si estasia e guarda tanto l'umanità, da veder l'anima, così come guarda tanto la creazione, da veder Dio. Sogna e si sente grande; sogna ancora e si sente tenero. Dall'egoismo dell'uomo che soffre passa alla compassione dell'uomo che medita, e un mirabile sentimento sboccia in lui, l'oblio si se stesso e la pietà per tutti; e pensando ai godimenti innumerevoli che la natura offre, regala e prodiga alle anime aperte e nega alle anime chiuse, finisce per compiangere, egli, dell'intelligenza, i milionari del denaro. Ogni odio se ne va dal suo cuore, a mano a mano che ogni  luce entra nel suo spirito. Del resto, è proprio infelice? No. La miseria d'un giovane non è mai miserabile. Per povero che sia, il primo giovanotto venuto, con la sua salute, la forza, il passo svelto, gli occhi scintillanti, il sangue che gli circola con impeto, i capelli neri, le gote colorite, le labbra rosee, i denti bianchi e l'alito puro farà sempre invidia ad un vecchio imperatore. Eppoi, ogni mattina egli si rimette a guadagnarsi il pane; e mentre le mani guadagnano il pane, la spina dorsale acquista fierezza e il cervello le idee. Finito il suo lavoro, egli ritorna alle estasi ineffabili, alle contemplazioni, alle gioie; vive con i piedi nelle afflizioni, negli ostacoli, sul lastrico, nei rovi e talvolta nel fango, con la testa nella luce. E' fermo, sereno, dolce, tranquillo attento, serio, contento del poco, benevole, e benedice Iddio d'avergli dato quelle due ricchezze che mancano a molti ricchi: il lavoro che fa libero e la consapevolezza di esserne degno…"

Il brano è tratto da "I Miserabili" di Victor Hugo - Edizione U. Mursia - Milano - anno 1963      Marco Ilapi

Accoppiando genitori bellissimi non si ottengono figli bellissimi
Tale padre tale figlio? Non sempre…
I genitori avvenenti non sono un vantaggio per i figli del sesso opposto. Un paradosso che serve all'evoluzione 

CANADA - Perché papà e mamme bellissimi possono avere figli poco attraenti? Perché, se è vera la teoria evolutiva per cui vengono privilegiati gli individui migliori, dopo milioni di anni di evoluzione, il mondo continua a essere ricco di esemplari imperfetti? Queste sono alcune delle domanda che stanno alla base dell’analisi genetica compiuta da Adam Chippindale, scienziato canadese, e Alison Pischedda, biologa evoluzionista dell’Università della California. I due hanno effettuato uno studio sulla trasmissione dei caratteri estetici che determinano il successo sessuale di un individuo. Sono partiti dall’esame di una popolazione di moscerini della frutta, che hanno due cromosomi sessuali X nelle femmine e un X e un Y nei maschi, proprio come nel caso dei mammiferi. In queste specie solitamente i generi sessuali hanno due ruoli ben distinti e i caratteri che determinano il successo di un individuo di sesso maschile sono differenti da quelli analoghi nelle femmine.
LE CARATTERISTICHE SEXY - In particolare i biologi hanno isolato, nella popolazione di mosca della frutta, tre genotipi (presenti in entrambi i sessi) che corrispondessero a qualità eccellenti per il successo riproduttivo (in un umano potrebbe trattarsi, per esempio, di occhi azzurri, capelli biondi e alta statura). Incrociando in ogni modo possibile gli individui cavia, hanno constatato che le madri migliori generavano figlie altrettanto egregie; le stesse madri d’altro canto avevano una progenie maschile mediocre. I padri invece, anch’essi selezionati in modo da rispecchiare tutti i canoni di appetibilità, non influenzavano in nessun modo l’aspetto dei figli maschi con il loro patrimonio genetico e producevano figlie femmine molto meno appetibili del papà. I risultati dimostrano che le caratteristiche genetiche determinanti il successo estetico nell’accoppiamento sono situate nel cromosoma X, che i maschi possono ereditare solo dalle madri. Si tratta evidentemente di un meccanismo naturale per prevenire l’azzeramento dell’evoluzione e l’impoverimento del patrimonio genetico che deriverebbe dall’estinzione di tutti i genotipi imperfetti.
I MASCHI PIÙ BELLI DELLE FEMMINE - Inoltre va considerato che per le specie in cui i cromosomi sessuali sono differenti dai nostri – per esempio farfalle e uccelli – i meccanismi di selezione sono ancora differenti: nel caso in cui i maschi abbiano due cromosomi uguali ZZ e le femmine due diversi ZY, è il padre a cedere ai figli maschi i caratteri «sexy», mentre la madre non ha alcuna influenza sulle femmine, cedendo loro il cromosoma «vuoto».
L’INFLUENZA NEGATIVA DI MAMMA E PAPÀ - Questi esperimenti sono particolarmente importanti perchè per la prima volta hanno dimostrato l’influenza negativa di mamme e papà attraenti sull’appetibilità sessuale dei figli del sesso opposto al loro. Prima di poter estendere tale ragionamento anche alla nostra specie però, saranno necessari ulteriori campionamenti e la valutazione di quanto questo paradosso evolutivo possa essere diffuso nel regno animale.
Valentina Tubino  25 ottobre 2006

La richiesta è arrivata dai suoi genitori
Bambina per sempre (e per forza)
Una piccola di Seattle, affetta da una rara malattia cerebrale, è stata sottoposta a un trattamento che le impedirà di crescere 

SEATTLE (USA) - Ashley abita a Seattle, ha nove anni, è alta un metro e trenta centimetri e pesa 34 chili. E tale rimarrà per sempre.
A deciderlo sono stati i suoi genitori, che due anni fa hanno chiesto ai medici di fermare la crescita della loro bambina.
I sanitari dello Stato di Washington (di cui Seattle è la città principale) hanno deciso di accogliere la loro richiesta e hanno sottoposto Ashely all'asportazione dell'utero, e delle ghiandole mammarie in via di formazione, cui hanno fatto seguire un trattamento ormonale. Lo scopo: impedirle di raggiungere la pubertà e fermare anche il suo sviluppo fisico. La cura è stata eseguita due anni fa, ma il caso è scoppiato solo a ottobre, quando ne è stata data notizia su un giornale scientifico americano.

LA DECISIONE - Ma come è possibile che genitori e medici abbiano concordato una terapia apparentemente raccapricciante?
Il motivo è che Ashley soffre di una rara malattia cerebrale, l'encefalopatia statica, che le impedisce non solo uno sviluppo intettuale, ma anche funzioni semplici come camminare, parlare, tenere la testa diritta, inghiottire cibo, senza prospettive di miglioramento.
I suoi genitori, ai primi segnali di una pubertà imminente hanno creduto che fosse nel suo interesse evitare i problemi che questa avrebbe comportato in una persona in queste condizioni.
Il fatto che la cura oltre a impedire lo sviluppo sessuale abbia fermato anche la crescita in peso e statura non è stato sopportato dai genitori e soppesato dai medici come un male necessario, bensì come uno degli obiettivi dichiarati del trattamento. L'idea infatti è che mantenere l'organismo di Ashley in dimensioni contenute potrà rendere più facile la sua «gestione» e la sua vita di relazione: è più agevole trasportate, lavare, nutrire il corpo di una bambina piuttosto che quello di un'adulta completamente passiva. «Non voglio che Ashely sia costretta a stare tutta la vita a letto con la televisione accesa» ha detto la madre.
POLEMICHE - Genitori e medici però sono stati investiti dalle critiche. Tanto che il padre di Ashely ha deciso di rispondere alla messe di e-mail che gli è arrivata con un blog su Internet. Il punto chiave della polemica è: possono genitori e medici prendere una decisione del genere? Qual era il loro vero scopo? Quello di preparare un futuro meno doloroso alla bambina o quello di preparare un futuro (relativamente) più gestibile per se stessi? Il caso è ora al centro di dibattiti etici nel mondo medico e oggetto di una serie di sondaggi e confronti su Internet


NUOVI CETI EMERGENTI
   Generazione mille euro
Precari? Non solo. Molti hanno il posto fisso. Nel terziario o nello Stato. Spesso sono laureati. Ma con poche possibilità di migliorare
       Guadagnano meno dei loro padri alla loro età, e hanno una prospettiva di carriera molto più grigia. Sono i giovani che si muovono oggi sul mercato del lavoro: stagisti, lavoratori a progetto, segretarie interinali, ricercatori e docenti universitari, single o mammoni. Scuole finite regolarmente, magari anche una laurea, addirittura una specializzazione. Sono passati attraverso una serie più o meno lunga di lavoretti precari. Fino all'assunzione: molto spesso con uno dei tanti contratti flessibili a disposizione dei datori di lavoro per far entrare in fabbrica o in ufficio, ma non solo. Anche chi ha il mitico posto fisso, è accomunato dalla stessa condizione: per tutti il 27, la busta paga, racconta lo stesso tenore di vita. Sotto i mille euro al mese, spesso meno, tra gli 800 e i 900.

Su di loro è nato da poco un sito, www.generazione1000euro.com, dove si può scaricare il libro on line che li descrive. "È la storia di Claudio, un giovane emiliano che vive a Milano come junior account nel marketing di una multinazionale con contratto co.co.pro. a 1.028 euro netti al mese senza tredicesima. Eppure è fortunato, non disdegna la sua vita, ha un lavoro che gli piace e ha ancora i sogni intatti", spiega l'autore, Antonio Incorvaia.

Ma quanti di questa generazione 'low cost' condivide una visione così positiva? I 'milleuristi' protestano ma non scioperano perché non c'è sindacato che si occupi di loro: "Diamo ai collaboratori a progetto un contratto di lavoro nazionale", invoca infatti Agostino Megale, direttore dell'Ires-Cgil. I milleuristi hanno un basso potere d'acquisto, e mobilità sociale pari a zero. "Non ci sono correnti ascensionali", fotografa il direttore del Censis Giuseppe Roma: "Se dieci anni fa guadagnavi due milioni non ti lamentavi troppo. Oggi a farti sentire mal pagato si aggiunge la mancanza di prospettiva di carriera". "Sono 'working poors", li descrive l'economista Tito Boeri. I giovani milleuristi sono, insomma, i candidati ideali a far parte di quella classe 'proletarizzata', descritta in un libro appena uscito, 'La fine del ceto medio', di Massimo Gaggi e Edoardo Narduzzi: "Dagli operai ai pensionati senza redditi integrativi fino agli insegnanti e ai dipendenti pubblici con famiglia a carico al minimo dello stipendio, che consumerà beni di prima necessità, sostituirà il trasporto pubblico all'auto e vivrà di servizi sociali essenziali, sempre più schiacciata verso modelli sociali da Terzo mondo".

Da chi è composta esattamente questa 'generazione mille euro'? Quello che appariva come un fenomeno socioeconomico marginale, ora sta acquistando un contorno. I milleuristi vengono contati. Messi sotto il microscopio, come ha appena fatto il demografo Antonio Golini, per vedere, per esempio, quanto sono soddisfatti. Si delinea il loro perimetro. Si riflette su cosa sarà di loro al momento della pensione, come ha chiarito la Fondazione De Benedetti in un recente convegno. Ci si interroga sulle loro tutele, come ha fatto la Cgil in un fresco studio dell'Ires. E poiché questo è un gruppo di origine interclassista - e ciò impedisce che diventi la nostra banlieue - può comunque esprimere disagio sociale, disillusione professionale, disaffezione alla politica. Anche per questo sindacato, politica, mondo dell'impresa, cominciano a riconoscerlo come un 'blocco' con cui avere a che fare.

'L'espresso' ha cercato, per la prima volta, di disegnarne l'identikit sul territorio nazionale, e non solo attraverso un campione: in Italia ci sono in totale due milioni di lavoratori dipendenti tra i 15 e i 40 anni che guadagnano meno di 900 euro al mese, a cui si aggiunge un altro mezzo milione di lavoratori autonomi (vedi tabelle qui sopra). Una cifra consistente, a cui si arriva elaborando i dati dell'ultima Indagine sui redditi delle famiglie della Banca d'Italia (presentata lo scorso gennaio), e che illumina già una prima disparità, quella tra dipendenti e autonomi: i milleuristi sono in netta maggioranza sotto padrone. "Con un potere monopolistico del datore di lavoro, e uno molto basso di trattativa", commenta Tito Boeri.

Poiché la fascia di età è molto ampia, può venire il sospetto che siano tutti giovani al primo impiego. Ma non è così. Se si suddividono per condizione familiare, la realtà è più bruciante. Dei due milioni e 60 mila lavoratori dipendenti che al 27 prendono meno di 900 euro al mese, 945 mila sono capifamiglia, un milione e 115 mila vivono ancora in famiglia. La metà quindi si deve barcamenare con un proprio bilancio (e verosimilmente è oltre i 30 anni), l'altra metà sta ancora da papà e mammà. Per il mezzo milione di autonomi, la proporzione è un po' diversa: 319 mila sono capifamiglia, 207 mila sono ancora nella famiglia d'origine.

Quanto alla loro distribuzione nel paese, i dati indicano che i nostri 'milleuristi' o giù di lì si annidano sia Nord sia a Sud: tra i dipendenti, il 44 per cento sta nel Settentrione, il 18 al Centro, il 38 nel Mezzogiorno. Tra gli autonomi, prevale il Sud con il 40 per cento, mentre al Nord la presenza scende al 35, e al 25 al Centro. Per sapere qualcosa di più di loro, ci aiutano altri punti di osservazione. "Tra chi ha meno di mille euro al mese ci sono molti laureati", dice Megale: "Anzi: chi ha la licenza elementare o media inferiore ha mediamente una retribuzione più elevata". "Il fatto è che quei mille euro li fai lavorando nel terziario di livello basso, dove sono cresciuti di più i posti di lavoro: nei servizi organizzativi, nelle agenzie immobiliari", aggiunge Roma. Ma dove la laurea non serve. Lo conferma una indagine Unioncamere-Ministero del lavoro: apparentemente dal 2003 al 2005 la domanda di laureati da parte delle imprese aumenta in percentuale dal 6,5 all'8,8. Ma in valori assoluti si dimezza: dai 16 mila del 2003 si precipita agli ottomila del 2005. I posti per i laureati non solo sono pochi, "ma spesso i giovani si ritrovano sul mercato del lavoro con un pezzo di carta poco spendibile", aggiunge il direttore del Censis, che confessa: "Noi prendiamo solo neolaureati, ma non è facile trovarne qualcuno da assumere a tempo indeterminato".

La conferma viene da Alessandro Brignone, presidente dell'Ailt, che raggruppa 19 fra le 90 agenzie per il lavoro attive in Italia: "Spesso abbiamo giovani con titolo di studio elevato, ma che non incontrano le richieste del mercato. Che vuole personale per mansioni altamente specializzate come elettricisti, fresatori, tornitori, contabili... Come si risolve? Per quanto ci riguarda, le agenzie investono soldi in formazione, per tentare di colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro: 90 milioni di euro nel 2005, per 200 mila persone, con un tasso di occupazione del 50 per cento". E comunque è sempre lavoro in affitto: solo uno su tre inviato in missione 'temporanea' in una azienda, poi ci rimane con il posto fisso. Quanto alla variegata famiglia dei cococo, la 'segregazione' è ancora più alta: secondo i dati Inps, il passaggio da questa categoria a quella di lavoratore dipendente a tutti gli effetti è di uno su dieci all'anno.

Ma come si spiega che a un certo punto nel paese c'è stato un blocco degli stipendi di ingresso nel mondo del lavoro? E che questi stipendi si sono di fatto pietrificati a un livello così basso? Il fenomeno non è sfuggito a un osservatore di prima linea della realtà italiana come Giancarlo Morcando, direttore centrale del servizio studi della Banca d'Italia. Nel suo ultimo libro, 'Una politica economica per la crescita', lo descrive così: "La crescita dei salari è stata contenuta dalla diffusione dei rapporti a tempo determinato e dal ricambio generazionale della manodopera, seguito alla pesante distruzione dei posti di lavoro nella recessione del 1992-93; a fronte di un cospicuo e costante flusso in entrata di occupati di qualità crescente, il differenziale retributivo tra anziani e giovani si è costantemente ampliato". "I salari dei giovani sono stati abbassati per contenere la dinamica salariale", spiega Morcaldo, "e perché non si potevano toccare quelli dei vecchi". Anche in Banca d'Italia, tanto per dire, è successo così per i nuovi assunti, i cui livelli di stipendio, una volta mitici e comunque sempre ottimi, si sono però abbassati. Risultato: la quota dei lavoratori dipendenti a bassa retribuzione in Italia è passata dal 10 per cento del 1991 al 18 nel 2002. In gran parte proprio i giovani.

E quel che è peggio, tra di loro cresce la percezione di essere maltrattati dal mondo del lavoro. Lo dimostra l'indagine svolta dal Dipartimento di scienze demografiche dell'Università di Roma La Sapienza diretto da Antonio Golini insieme con l'Isfol. Sarà presentata il 15 febbraio, ma qualche risultato si può anticipare. Dei 2.500 giovani tra i 20 e i 34 anni intervistati lo scorso settembre, il 57 per cento dichiara di avere un'attività retribuita, e in maggioranza da lavoro dipendente (il 58 per cento). Quanto alla retribuzione, quattro su dieci di loro guadagnano meno di 750 euro netti al mese. Altri quattro percepiscono tra i 750 e i 1.250 euro netti al mese; gli altri due stanno sopra. Ma la maggioranza si sente sottopagata, e vive quindi la frustrazione di uno stipendio che non riconosce il valore della formazione ricevuta. Il 38 per cento degli intervistati vorrebbe guadagnare tra i 1.250 e i 2.000 euro, mentre ad arrivare a questa cifra a fine mese è solo il 16 per cento. Quanto poi alla voglia di crescere, i giovani si sentono condannati a rinviare le grandi scelte della vita, la casa, la famiglia, perché toccano con mano che con lo stipendio che prendono proprio non ce la fanno: solo due intervistati su dieci ritengono che una busta-paga sotto i 1.250 euro basti per vivere autonomamente. Anche sfondare la soglia dei mille euro, non sembra soddisfacente.

Se si sta sotto, e come abbiamo visto riguarda la maggioranza, guardare all'orizzonte della pensione può essere un incubo. Boeri, con la Fondazione De Benedetti, ha calcolato che un lavoratore a progetto che guadagna oggi 800 euro al mese, dopo 40 anni di contributi (oggi al 20 per cento) avrà una pensione annuale inferiore a 5.000 euro all'anno. "Bisogna aumentare i contributi e introdurre in Italia un salario minimo", propone Boeri (vedi box qui sopra). Quale? "Per esempio, cinque euro all'ora, 826 euro al mese, il salario medio del Canada". Siamo sempre ai nostri milleuristi. Dei quali anche il ministero del Welfare comincia a preoccuparsi. Perché molti di loro sono figli dei contratti flessibili introdotti dagli anni Novanta, e che oggi si sono moltiplicati fino a configurare quaranta diverse figure professionali. Una giungla. "È vero che la flessibilità ha fatto crescere l'occupazione", ammette Morcaldo, ma ha anche creato delle distorsioni: ha trasformato l'occupazione buona in precaria. Un po' di precarietà va anche bene, ma se l'economia non cresce è condannata a restare tale. E la stabilità dell'assetto sociale non si garantisce se non c'è più occupazione, ma anche crescita dei salari reali".

"Dobbiamo fare in modo che la flessibilità non sia uno svantaggio", riflette Lea Battistoni, direttore generale del mercato del lavoro al Ministero del Welfare: "E che la mobilità sia ascendente". Il che vuol dire formazione e assistenza nell'intervallo tra un lavoro e un altro. Il progetto 'lavoro e sviluppo', avviato per le prime 1.300 persone, dà 530 euro al mese a ciascuno, casa, trasporti, un tutor. Funzionerà? Magra consolazione, è che la fascia dei giovani con stessi problemi è diffusa in tutta Europa, e tutti cercano ricette. Aspettando, forse, che la demografia faccia il suo corso: tra il Duemila e il 2020 la popolazione italiana tra i 20 e i 40 anni diminuisce al ritmo di 300 mila unità all'anno: forse, con meno persone che cercano lavoro, il problema dei milleuristi si estinguerà da solo.
Paola Pilati
      
I più fortunati attingono a tesori di famiglia: vivono dai genitori o in case di proprietà e ricorrono al portafogli di mamma e papà per coprire le emergenze, dalle visite mediche al meccanico. In questo modo con mille euro riescono persino a mettere in cantiere un figlio, che cresceranno i nonni. Ma molte volte con soli mille euro al mese su cui contare, e la prospettiva di non muoversi da lì per anni, la precarietà da economica diventa sociale, e la mancanza di sicurezza blocca la progettualità. Ecco qualche storia.

Giovanni, 38 anni "Sono assistente di volo stagionale all'Alitalia. Cioè precario da 6 anni e con contratti ballerini che variano dai quattro agli otto mesi l'anno. Quando va bene riesco ad arrivare a 12 mila euro annui. Mia moglie lavora in uno studio medico e prende 750 euro al mese. La macchina è intestata a lei, perché a me la banca non ha voluto concedere il finanziamento. Il nostro segreto? Una casa di famiglia, divisa a metà con i suoceri che crescono nostra figlia e la bambina dei vicini, più grande di due anni: noi risparmiamo su vestiti e accessori e lei ha trovato due nonni-baby sitter".

Silvia, 29 anni "Avevo un posto fisso, tredicesima, buoni pasto. Lavoravo come responsabile commerciale in una società di stampa digitale. Il clima era sempre teso, i capi incoraggiavano una competizione scorretta ed esasperata tra i colleghi. Dopo tre anni e mezzo, mi sono licenziata senza rimpianti per partecipare al decollo di una piccola casa editrice. Guadagno meno di mille euro, ma che problema c'è? Questa è la mia strada, voglio costruire qualcosa e mettere in campo le mie qualità, non la mia aggressività. Certo, ho dovuto cambiare un po' ilmio stile di vita: ora divido una casa da 380 euro al mese con un'amica a Viterbo e imparo a risparmiare: diluisco saponi e shampoo e spengo il riscaldamento quando apro le finestre".

Raffaele, 32 anni architetto di Napoli e da due anni docente a contratto presso l'Università Federico II. Ha una cattedra di 'Tecniche di Realtà Virtuale per l'Architettura'. L'anno scorso al suo corso c'erano 174 studenti: "Faccio parte del cosiddetto esercito della 'partita Iva-partito di testa', cioè i cosiddetti professionisti che a stento arrivano a fine mese. Lavoro da otto anni, ho collaborazioni che vanno dalla tv ai videogiochi, dai beni culturali ai cartoon. Sommando il lavoro in studio e detraendo tutte le spese si fa presto a calcolare il reddito mensile: mille euro tondi tondi".

Vittoria, 25 anni "Abito a Milano e faccio un lavoro molto 'cool'. Sono una programmatrice informatica, ma non essendo laureata non mi pagano molto, solo così trovo lavoro. L'alternativa può essere un call center o fare la segretaria anche se conosco 5 lingue. Ho trovato un mini-appartamento a 500 euro vista circonvallazione di Milano. A costo di enormi sacrifici riesco a pagarmi una macchina (ma mi faccio ogni tanto 'sponsorizzare' il meccanico dai miei genitori), ogni tanto torno a Bari con voli low cost, che costano meno del treno. Niente cinema, niente teatro se non quando costa 5 euro, e non più di una volta al mese. Quando non ho soldi per fare la spesa invito tutti a casa mia per cena e ogni ospite porta qualcosa. Gli avanzi mi durano parecchi giorni".

Alessio, 27 anni "Lavoro come programmatore e tecnico informatico presso una ditta a pochi chilometri da Venezia, sono un lavoratore dipendente a tempo indeterminato dal 2000. Sono contento del mio lavoro ma non arrivo a mille euro al mese, anche se ho la tredicesima a fine anno. Con la mia ragazza (che di euro ne prende 650, lavora part time e la tredicesima se la sogna) abbiamo comprato un appartamento ed entro l'anno andremo a convivere. Ma dovremo pagare un mutuo da 800 euro al mese".

Marta, 31 anni "Nonostante una laurea in lingue con lode e un buon inglese non riesco a trovare lavori qualificati che arrivino ai mille euro al mese. Ho fatto l'impiegata, la segretaria, l'interprete, l'insegnante d'inglese, la centralinista e, da ultimo, la bidella. Supero decine di colloqui che alla fine propongono sempre periodi di prova con una retribuzione di 5 euro l'ora e 40 ore settimanali. Totale: 800 euro. Da tempo non mi faccio più illusioni. Vorrei solo non dover mentire e dire che non sono laureata quando mi capita di fare colloqui per lavori meno qualificanti".

Boeri: una legge per i 5 euro all'ora


Per i 'milleuristi' serve un intervento di 'welfare', o comunque nuove regole di tutela? "Il salario minimo, per esempio 5 euro all'ora, è una soluzione adottata in altri paesi, e servirebbe a proteggere le persone con potere contrattuale basso", afferma l'economista Tito Boeri. "Per gli altri, vedo due strade. La prima è quella di aumentare il livello di contributi, portandolo a quello degli altri lavoratori, cioè dal 20 al 33 per cento: anche con mille euro al mese di stipendio, un lavoratore dipendente più comunque contare dopo 40 anni su una pensione di 11 mila euro all'anno, cosa che il 'Cococo' non si sogna. L'altra strada, è di evitare che il lavoro flessibile si configuri come un mercato del lavoro parallelo, in cui molti restano intrappolati per sempre, con la prospettiva non esaltante di avere piccoli incrementi di busta paga e pensioni da fame". Quindi? "Creare un canale di ingresso per i lavoratori flessibili con tutele graduali. Mi spiego: il periodo di prova può essere allungato da tre a sei mesi, ma dal settimo mese al terzo anno, se sei licenziato puoi contare su sei mensilità. Alla fine del terzo anno, passi a tempo indeterminato. In questo modo si impedisce che il datore di lavoro usi figure professionali temporanee come continuative".
     Paola Pilati - L’Espresso  

 

 

Quando arriva la terribile età dei «no»


Il piccolo comincia (legittimamente) ad avere un fortissimo bisogno d’indipendenza: vuole fare da sé e non seguire sempre le imposizioni dei genitori 


Il sesso in Rete, una lama avvelenata
Una ragazza di sedici anni tenta il suicidio perché il suo ex fidanzato ha inviato a tutti i loro conoscenti le foto erotiche che le aveva fatto. In una scuola alcuni ragazzi e ragazze di tredici anni fanno sesso orale e lo diffondono col cellulare. Un'altra ragazza della stessa età fa foto porno a pagamento. È solo la punta dell'iceberg.
Perché succede? Colpa dei telefonini che consentono di fare foto e inviarle a chiunque? Ma prima si poteva fare lo stesso con le polaroid. La vera ragione è un'altra: un cambio del costume dovuto a Internet.
Oggi un ragazzino di 12 anni, cliccando una parola innocua come sesso, può accedere a decine di migliaia di foto o filmati di pornografia estrema: un invito all'imitazione. Fino a pochi anni fa le conoscenze sessuali si sviluppavano in parallelo alle esperienze amorose, oggi vengono fornite da internet nella loro forma più arida, brutale, promiscua. La nuova generazione viene educata al sesso senza il calore, la tenerezza, la ricchezza dell'amore. Il sesso, preso da solo, è leggero, divertimento, gioco, scherzo. Ma nell'essere umano c'è anche l'amore. E l'amore è dramma, perché riguarda l'essere, il senso della vita. L'amore è estasi o tormento, vita o morte. L'amore ci dona la più grande felicità ma anche attesa, angoscia, gelosia, batticuore. E la pallottola leggera del sesso lo può uccidere. Prendiamo due ragazzi di vent'anni profondamente innamorati. È il primo vero grande amore della vita, l'esperienza cruciale che plasmerà il loro futuro. E ora qualcuno manda all'uomo il filmato dei rapporti sessuali che la ragazza ha avuto, nel passato, con un altro, o li mette in Internet. Per l'amore quel filmato è una lama avvelenata, una pallottola sparata nel cuore.
Ogni civiltà elabora il delicato rapporto sesso-amore, lo insegna ai bambini e agli adolescenti con grande cu

Prima Pagina, rassegna della migliore stampa nazionale cronaca sport primo piano politica esteri beppe grillo società costume finanza economia comicità giornalismo giornali giornalisti quotidiani periodici settimanali foto video oroscopo meteo calcio turismo viaggi agriturismo alberghi hotel mondovì italia piemonte sardegna liguria toscana lombardia veneto emilia romagna umbria marche san marino lazio abruzzo molise campania basilicata puglia calabria sicilia FRONT PAGE REVIEW OF NATIONL PRESS NEWS IN THE LIMELIGHT POLITICS INTERNATIONAL SOCIETY GOSSIPS NEWSPAPERS MAGAZINES WEEKLIES PHOTOS HOROSCOPES WEATHER TOURISM TRAVEL FARM HOLIDAYS PIEDMONT SARDINIA TUSCANY LOMBARDY VENETIA APULIA APHORISMS FAMOUS SAYINGS QUOTATIONS THOUGHTS AND WORDS Première page revue de la meilleure presse natinale chronique sport la une politique internationale beppe grillo società coutume finances economie comique journalisme journaux journalistes quotidiens magazines hebdomadairesphotos videos horoscope meteo football tourisme voyages chambres d'hotes hotels italie piemont ligurie toscane lombardie emilie venete ombrie marches sardaigne latium abruzzes lucanie campanie pouilles calabre sicile


Meteo.it


Prima Pagina, rassegna della migliore stampa nazionale cronaca sport primo piano politica esteri beppe grillo società costume finanza economia comicità giornalismo giornali giornalisti quotidiani periodici settimanali foto video oroscopo meteo calcio turismo viaggi agriturismo alberghi hotel mondovì italia piemonte sardegna liguria toscana lombardia veneto emilia romagna umbria marche san marino lazio abruzzo molise campania basilicata puglia calabria sicilia FRONT PAGE REVIEW OF NATIONL PRESS NEWS IN THE LIMELIGHT POLITICS INTERNATIONAL SOCIETY GOSSIPS NEWSPAPERS MAGAZINES WEEKLIES PHOTOS HOROSCOPES WEATHER TOURISM TRAVEL FARM HOLIDAYS PIEDMONT SARDINIA TUSCANY LOMBARDY VENETIA APULIA APHORISMS FAMOUS SAYINGS QUOTATIONS THOUGHTS AND WORDS Première page revue de la meilleure presse natinale chronique sport la une politique internationale beppe grillo società coutume finances economie comique journalisme journaux journalistes quotidiens magazines hebdomadairesphotos videos horoscope meteo football tourisme voyages chambres d'hotes hotels italie piemont ligurie toscane lombardie emilie venete ombrie marches sardaigne latium abruzzes lucanie campanie pouilles calabre sicile



La Gazzetta del Mezzogiorno.it

Prima Pagina, rassegna della migliore stampa nazionale cronaca sport primo piano politica esteri beppe grillo società costume finanza economia comicità giornalismo giornali giornalisti quotidiani periodici settimanali foto video oroscopo meteo calcio turismo viaggi agriturismo alberghi hotel mondovì italia piemonte sardegna liguria toscana lombardia veneto emilia romagna umbria marche san marino lazio abruzzo molise campania basilicata puglia calabria sicilia FRONT PAGE REVIEW OF NATIONL PRESS NEWS IN THE LIMELIGHT POLITICS INTERNATIONAL SOCIETY GOSSIPS NEWSPAPERS MAGAZINES WEEKLIES PHOTOS HOROSCOPES WEATHER TOURISM TRAVEL FARM HOLIDAYS PIEDMONT SARDINIA TUSCANY LOMBARDY VENETIA APULIA APHORISMS FAMOUS SAYINGS QUOTATIONS THOUGHTS AND WORDS Première page revue de la meilleure presse natinale chronique sport la une politique internationale beppe grillo società coutume finances economie comique journalisme journaux journalistes quotidiens magazines hebdomadairesphotos videos horoscope meteo football tourisme voyages chambres d'hotes hotels italie piemont ligurie toscane lombardie emilie venete ombrie marches sardaigne latium abruzzes lucanie campanie pouilles calabre sicile

Adriano Celentano Storia D'amore 2
Storia d'amore
Scuola&Giovani
Repubblica@Scuola
LA STAMPA SCUOLA

Italians

Un giorno da pecora

Logo Courrier International
Prima Pagina, rassegna della migliore stampa nazionale cronaca sport primo piano politica esteri beppe grillo società costume finanza economia comicità giornalismo giornali giornalisti quotidiani periodici settimanali foto video oroscopo meteo calcio turismo viaggi agriturismo alberghi hotel mondovì italia piemonte sardegna liguria toscana lombardia veneto emilia romagna umbria marche san marino lazio abruzzo molise campania basilicata puglia calabria sicilia FRONT PAGE REVIEW OF NATIONL PRESS NEWS IN THE LIMELIGHT POLITICS INTERNATIONAL SOCIETY GOSSIPS NEWSPAPERS MAGAZINES WEEKLIES PHOTOS HOROSCOPES WEATHER TOURISM TRAVEL FARM HOLIDAYS PIEDMONT SARDINIA TUSCANY LOMBARDY VENETIA APULIA APHORISMS FAMOUS SAYINGS QUOTATIONS THOUGHTS AND WORDS Première page revue de la meilleure presse natinale chronique sport la une politique internationale beppe grillo società coutume finances economie comique journalisme journaux journalistes quotidiens magazines hebdomadairesphotos videos horoscope meteo football tourisme voyages chambres d'hotes hotels italie piemont ligurie toscane lombardie emilie venete ombrie marches sardaigne latium abruzzes lucanie campanie pouilles calabre sicile

Welcome to Arcoiris Web TV

Prima Pagina, rassegna della migliore stampa nazionale cronaca sport primo piano politica esteri beppe grillo società costume finanza economia comicità giornalismo giornali giornalisti quotidiani periodici settimanali foto video oroscopo meteo calcio turismo viaggi agriturismo alberghi hotel mondovì italia piemonte sardegna liguria toscana lombardia veneto emilia romagna umbria marche san marino lazio abruzzo molise campania basilicata puglia calabria sicilia FRONT PAGE REVIEW OF NATIONL PRESS NEWS IN THE LIMELIGHT POLITICS INTERNATIONAL SOCIETY GOSSIPS NEWSPAPERS MAGAZINES WEEKLIES PHOTOS HOROSCOPES WEATHER TOURISM TRAVEL FARM HOLIDAYS PIEDMONT SARDINIA TUSCANY LOMBARDY VENETIA APULIA APHORISMS FAMOUS SAYINGS QUOTATIONS THOUGHTS AND WORDS Première page revue de la meilleure presse natinale chronique sport la une politique internationale beppe grillo società coutume finances economie comique journalisme journaux journalistes quotidiens magazines hebdomadairesphotos videos horoscope meteo football tourisme voyages chambres d'hotes hotels italie piemont ligurie toscane lombardie emilie venete ombrie marches sardaigne latium abruzzes lucanie campanie pouilles calabre sicile
Store Site
Edit by Nahweb.net - 2007 Copyright